Definizione
Il
Lupus Eritematoso Sistemico (LES) è una malattia infiammatoria cronica
autoimmune, la cui causa è
ancora sconosciuta, caratterizzata dall'interessamento di vari organi e apparati,
in particolare della cute, delle articolazioni, del sangue e del rene. In questo
tipo di patologia alcune proteine, definite anticorpi, che hanno il compito
normalmente di difendere l'organismo da elementi "nemici" (antigeni
virali, batterici, ecc.), perdono in parte la capacità di distinguere
tra ciò che è estraneo e ciò che invece fa parte del nostro
organismo (cellule e tessuti). In poche parole il sistema immunitario, responsabile
della produzione degli anticorpi, rivolge la propria "battaglia" verso
l'organismo stesso; tutto questo si traduce in un processo infiammatorio responsabile
della sintomatologia dolorosa e dei danni all'organismo.
Tipi
di Lupus
Classicamente
si distinguono il lupus discoide (LED), il lupus sistemico (LES) e il lupus
farmaco - indotto. Il lupus discoide è sempre limitato alla cute, caratterizzato
da eruzioni che possono interessare il volto, il collo ed il capillizio, senza
interessamento degli organi interni. Solo raramente (5 % dei casi) vi può
essere un'evoluzione sistemica.
La forma sistemica è solitamente più severa del quadro precedente
in relazione al possibile interessamento di più organi interni
Gli organi interessati possono essere le articolazioni, il rene, le cellule
ematiche, il polmone ed altri tessuti, compreso il sistema nervoso.
Il lupus farmaco-indotto è determinato dall'assunzione di particolari
farmaci ed è del tutto simile al lupus sistemico. I farmaci più
comunemente connessi con tale problematica sono l'idralazina (terapia dell'ipertensione),
la procainamide (terapia delle aritmie), ed altri composti. Comunque solo il
4% delle persone che assumono tali farrnaci presentano degli anticorpi suggestivi
per il lupus, e solo una piccola percentuale di questi sviluppa la malattia.
Manifestazioni
cliniche più comuni
Per
la notevole variabilità della sintomatologia d'esordio, risulta assai
difficile delineare le possibili modalità di debutto della malattia.
Esistono segni e sintomi che più spesso di altri caratterizzano i quadri
di apertura. Tra questi possiamo ricordare i seguenti: dolori muscolari ed ossei,
febbre,stanchezza, reazioni eritematose delle zone fotoesposte (cosiddetta fotosensibilità),
elementi che comunque devono accompagnare il paziente per un periodo significativamente
prolungato, escludendo tutte le altre innumerevoli cause responsabili di una
sintomatologia così aspecifica.
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SINTOMI
|
%
|
| Dolori
articolari |
95
|
| Febbre
(38° C) o febbricola (inferiore a 38° C) |
90
|
| Articolazioni
gonfle e dolenti (artrite) |
90
|
| Stanchezza
importante |
81
|
| Fotosensibilità |
74
|
| Anemia
e/o diminuzione dei globuli bianchi (leucopenia) e/o delle piastrine (piastrinopenia) |
71
|
| Danno
renale (alterazioni del sedimento urinario: proteine nelle urine, sangue) |
50
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| Dolore
al respiro profondo (pleuriti) |
45
|
| Eritema
al volto (a ponte sopra al naso e sugli zigomi) |
42
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| Perdita
di capelli (alopecia) |
30
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| Fenomeno
di Raynaud (mani che diventano bianche al freddo) |
17
|
| Ulcere
orali |
12
|
Diagnosi
Non è
mai facile vista la notevole variabilità, ed a volte aspecificità,
della sintomatologia e dei quadri clinici; vengono
utilizzati come riferimento 11 criteri, clinici e di laboratorio, dell'Associazione
Americana dei Reumatologi (ARC), almeno 4 dei quali sono necessari per porre
la diagnosi di lupus eritematoso sistemico.
- Eritema
a farfalla (al volto)
- Pleuriti
o pericarditi (sierositi)
- Eruzioni
cutanee
- Danno
renale
- Fotosensibilità
- Ulcere
orali
- Artrite
(non erosiva)
- Disturbi
neurologici (psicosi, deficit di memoria, difficoltà di concentrazione,
convulsioni)
- Disordini
immunologici (anticorpi anti-DNA, anti-Cardiolipina)
- Anticorpi
anti-nucleo (ANA)
- Alterazioni
ematologiche (anemia leucopenia, piastrinopenia)
Terapia
e prognosi
- La
terapia del lupus ha la finalità di controllare la sintomatologia e
mantenere, per quanto possibile, normali le funzioni d'organo. I farmaci utilizzati,
e le relative associazioni, variano da paziente a paziente in rapporto ai
diversi quadri clinici, e, nell'ambito dello stesso paziente, in relazione
all'andamento altalenante di questa patologia. I farmaci più utilizzati
si possono suddividere in quattro categorie: gli antiinfiammatori non-steroidei
(FANS), i corticosteroidi, gli antimalarici ed i farmaci citotossici - immunomodulatori
- FANS:
usati nella maggior parte delle patologie reumatologiche con la finalità
di controllare il dolore muscolare, articolare ed il processo infiammatorio
articolare;
Corticosteroidi: hanno azione sia antiinfiammatoria che di modulazione
del sistema immunitario "riducendone" l'attività; sono gravati
dalla possibile insorgenza di diversi effetti collaterali (osteoporosi, ipertensione
arteriosa, gastrite, ritenzione idrica ecc.). Ma dalla loro introduzione nella
terapia del LES hanno drammaticamente migliorato la sopravvivenza a lungo
termine dei pazienti È compito dello specialista trovare il giusto
compromesso tra effetti indesiderati e controllo della sintomatologia. Da
quando il cortisone è entratto nell'armamentario terapeutico del lupus,
la prognosi è sensibilmete migliorata in una elevata percentuale di
pazienti.
Antimalarici: rappresentati dalla clorochina e dall' idrossiclorochina,
comunemente usati nella terapia della malaria. Sono utilizzati nel lupus soprattutto
per i loro effetti positivi nel controllare la sintomatologia articolare
e cutanea; necessitano di alcuni mesi per svolgere la propria
azione e contribuire al controllo dell'andamento della patologia. Effetti
indesiderati possono essere rappresentati da eruzioni cutanee, diarrea e soprattutto,
problemi oculari che possono essere tuttavia facilmente evitati sottoponendosi
periodicamente a visite oculistiche di controllo (ogni 6 - 12 mesi).
Citotossici ed immunomodulatori: I'azatioprina e la ciclofosfamide
sono un gruppo di agenti definiti come farmaci citotossici ed immunosoppressivi,
riducono l'infiammazione e tendono a deprimere il sistema immunitario (che
come abbiamo visto è il "braccio armato" di questa patologia),
questi aspetti sono responsabili di parte dei loro effetti collaterali che
includono una riduzione dei globuli bianchi e quindi un magglor rlschio di
infezioni.
Convivere
con il LES
- dieta:
una alimentazione bilanciata è di notevole importanza nel lupus, è
utile soprattutto quando nei periodi di riaccensione della patologia l'appettito
viene meno, integrare la dieta con vitamine ovviamente sempre sotto lo stretto
controllo del proprio reumatologo. Altri suggerimenti riguardano l'interessamento
d'organo (fegato, rene), cercando di limitare l'apporto proteico, salino e
di alcool (in merito all'assunzione di particolari farmaci)
- sole:
circa due terzi delle persone con il lupus sono fotosensibili, ciò
vuol dire che l'esposizione solare potrebbe
causare una riacutizzazione della malattia (febbre, dolori muscolo-articolari,
ecc.). Una semplice precauzione a tale problematica è quella di evitare
l'esposizione nelle ore più calde (10 a.m.-4 p.m.), limitandola solo
ai periodi di remissione, ed utilizzando delle creme protettive (schermi solari
ad alta protezione)
- attività
sportiva: può essere praticata purchè sia moderata, nei
periodi di remissione e preferibilmente sotto controllo fisioterapeutico.
Gravidanza
Vista
l'importanza, e la notevole frequenza con la quale le donne affette dal lupus
sistemico "interrogano" lospecialista su questo argomento, è
necessario esprimere alcune considerazioni a proposito.
Negli anni scorsi c'era la fondata convinzione che la possibilita di avere un
figlio da parte delle donne affette da lupus fosse altamente rischioso sia per
la madre che per il figlio. Oggi la tendenza è sensibilmente cambiata,
soprattutto alla luce dei dati rilevati in merito a tale problematica, infatti
la maggior parte delle donne malate va incontro ad una gravidanza del tutto
normale, il 25% ad un parto prematuro, la perdita del feto si ha solo nel in
una minoranza. Quindi anche se non tutti i problemi tra lupus e gravidanza sono
risolti, la possibilità di avere un figlio, un figlio del tutto normale,
è ormai una realtà.
Domande
frequenti
Sono diverse
le domande che la "futura" madre rivolge al proprio curante, e riguardano
solitamente:
- Qual'è
il periodo migliore per la gravidanza? La risposta è abbastanza semplice,
ovvero, quando la patologia è in fase di remissione, periodo che sarà
individuato dallo specialista sulla scorta di elementi clinici e degli esami
di laboratorio, e dalla paziente in relazione al suo stato di benessere soggettivo.
- È
possibile riaccensione della patologia ("flare")? Solo il
6-15% dei pazienti presenta una riacutizzazione della malattia, e questa occorre
soprattutto nel primo e nel secondo trimestre o nei due mesi successivi al
parto, e tendono generalmente ad essere solo delle lievi "riprese".
- È
possibileassumere dei farmaci? Occorre limitare alI'indispensabile per un
sufficiente controllo della patologia. Per esempio il prednisone, il prednisolone,
e probabilmente il methilprednisolone vengono inattivati dalla placenta e
sono quindi sicuri per il feto; il desametasone ed il betametasone dovrebbero
essere utilizzati esclusivamente per problematiche legate al feto (immaturità
polmonare fetale e trattamento della sindrome del blocco cardiaco congenito
correlata alla presenza di anticorpi anti RO/SSA). L'idrossiclorochina (Plaquenil)
e l'azatioprina non sembrano essere pericolose per il feto, ma non vi è
alcuna certezza a proposito. La ciclofosfamide è invece sicuramente
nociva se assunta nei primi tre mesi di gravidanza.
- Come
sarà la salute del neonato? La prematurità è il
rischio maggiore per il bambino, ed i problemi sono legati soprattutto alla
maturità polmonare (respirazione) che nei centri di patologia neonatale
modemi vengono risolte con relativa facilita.
- È
facile "trasmettere" la malattia al figlio ? Il 33% delle pazienti
con lupus ha un particolare anticorpo conosciuto come anti-RO o anti-SSA.
Il 10% di queste pazienti può avere un bambino affetto da lupus neonatale,
che consiste in esantemi fugaci, transitorie alterazioni ematiche ed una tipica
aritmia cardiaca. Quest'ultima rara evenienza è l'unica che persiste
dopo i 3 - 6 mesi di età non ponendo alcun problema sulla crescita
e maturazione del bimbo.
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