La cartografia in Grecia

 

Da quanto detto si può notare come il territorio in cui si svolgeva la vita fosse oggetto di rappresentazioni allo scopo di esprimere il possesso o di indicare ad altri un itinerario. Solo nel sec. VI a.C., e nell'antica Grecia, è possibile individuare una cartografia concepita a fini prettamente culturali.

Il primo greco che si dice abbia costruito una carta geografica del mondo è Anassimandro (Mileto 610 -546 a.C.), un discepolo di Talete. Purtroppo nulla delle sue carte è sopravvissuto. Di certo, sebbene solo una piccola porzione della Terra fosse conosciuta dagli antichi Greci, la forma della Terra venne ad assumere sempre maggior importanza per la cartografia. Pitagora, nel sec. VI a.C., sembra essere stato il primo a pensare ad una Terra sferica, ma fu solo nel secolo successivo che Parmenide argomentò in questo senso. Attorno al 350 a.C. Aristotele espose sei argomenti a prova della sfericità della Terra e fu da allora che in ambiente scientifico venne accettata generalmente tale concezione.

Nel 250 a.C. circa Eratostene di Cirene (276 ca. -194 ca. a.C.) misurò la circonferenza della Terra ed un arco di meridiano. Diede un ulteriore importante contributo alla cartografia facendo uso di un reticolato per determinare la posizione dei luoghi della Terra. Il primo però ad adottare una simile griglia fu, circa 50 anni prima, il messinese Dicearco, allievo di Aristotele.

Ricostruzione della mappa terrestre di Eratostene

 

Oggi noi usiamo latitudine e longitudine per determinare le coordinate di un luogo e il reticolo di Eratostene era di natura simile. E’ da notare che l’uso di una tale griglia posizionale rappresenta un'anticipazione della geometria cartesiana. Seguendo l’esempio di Dicearco, Eratostene scelse una retta passante per Rodi e le Colonne di Ercole (l’attuale Gibilterra) come una delle linee principali della sua griglia. Questa linea si trova, con un grado di accuratezza abbastanza alto, a 36° nord, ed Eratostene la scelse poiché divideva il mondo a lui conosciuto in due parti di uguale estensione. Fu così che definì il limite est-ovest più lontano fino ad allora conosciuto. Come linea di riferimento per le linee nord-sud della sua griglia scelse la perpendicolare passante per Rodi e disegnò poi sette linee parallele a quella di riferimento per formare una griglia rettangolare.

Ipparco (190-125 a.C.) fu sicuramente il più grande astronomo dell’epoca greca. Criticò Eratostene per l’arbitrarietà con la quale aveva scelto i punti di riferimento delle sue mappe e per non aver trattato l’argomento in modo sufficientemente matematico. Suggerì che una griglia avrebbe dovuto essere scelta per importanza astronomica in modo che, per esempio, nei punti sulla stessa linea il giorno più lungo (solstizio d’estate) avesse la medesima durata. Non risulta che Ipparco abbia costruito mappe terrestri, tuttavia fece importanti osservazioni astronomiche che lo portarono a definire undici paralleli. Nonostante nessuna copia del lavoro di Eratostene e Ipparco sia giunta fino a noi, ne abbiamo conoscenza grazie alla Geografica di Strabone, opera completata circa nel 23 a.C.. Strabone fa un resoconto critico dei primi contributi alla cartografia ma dedica soltanto una piccola discussione al problema del proiettare una sfera su un piano. Dice chiaramente che il suo lavoro non è rivolto ai matematici ma piuttosto a chi necessita di conoscere le abitudini dei popoli e le risorse naturali della Terra.

L’ultimo e più importante contributo greco che consideriamo è quello del celebre Tolomeo, astronomo, geografo e matematico vissuto fra il 90 e il 170 d.C., che stabilì il fondamento della geografia matematica e della cartografia cosmografica antica.